Sembra che nella contemporaneità artistica non viga più un centro, insomma viviamo in una prateria di atelier.
In questo mondo fantastico il termine “sfiga” ha perso i denti, anche lui poverino, e si è fatto vellutato. Secondo questa nuova era policentrica l’uomo sfortunato non è più quell’ essere odiato dalle cose, ma amato. Fino a ieri l’autore scalognato era una vita sprecata scritta con inchiostro simpatichino, ma ora nel universo frammentizzato a tredici dimensioni, la sfortuna si rivela come fattore creativo, ricettivo per eccellenza. La sorte avversa, essendo tribolazione, è contatto; copula, la sfortuna diventa viatico di nuove sensazioni, è e fa estetica.
Facciamo subito degli esempi appetitosi: provate ad immaginare un ragazzo uscito da un’ accademia, che segue il percorso normale secondo buona e giusta fortuna; voi, in questo caso, vi potete già rappresentare la prosa noiosa della sua vita: le mostre tattiche, il curriculum con ammiccamenti, le opere azzeccate, le cene fioche a lume di cultura, etc, etc… insomma una noia.
Se invece la sua vita sarà un imbattersi di raffiche di fallimenti, di sfighe... che film, che arena ci apparirà il suo tempo!
Vi immaginate il bel giallo biliare fosforo prendere forma d’odio su sfondo grigio opaco tristezza, per non avere lo zio potente nel settore, il tutto su tela bianca ingenua rassegnazione, con perdita di ragazza incorporata, per sogni troncati di studio soppalco open space a Manhattan?
Tutti gl’uomini, anche al top del successo, sono con i piedi ammollo e non sfuggono dall’ansia di cadere in disavventura, d’essere fuori dal giro, semplicemente perché non c’è nessun giro non essendoci nessun centro.
Basta allora con le telefonate valutate per giorni in bagno! L’arte ha bisogno dei tanti San Fallito, di artisti che masticano fritture di sabbia, che fanno vedere finalmente fuochi di carne, non artificiali, ecco qualcosa di molto exaiting per il nostro spirito avido.
Non c’è neppure da escludere, data l’infinità delle possibilità che da oggi con la iella si aprono, che qualche pittore faccia il ritratto dell’uomo malcapitato per eccellenza, che essendo lo sfigato degli sfigati, dovrà necessariamente per doppia opposizione essere felice, del genere gongolo, gommolo. Uno che gira il mondo citofonando con lo zainetto in spalla, triste solo per attimi di delusione utili a riprendere fiato e continuare lo spettacolo della sfortuna. Lo si potrebbe mandare… anzi non mandarlo, lasciarlo, che altrimenti perde di freschezza, di vivacità…dicevo, lasciarlo andare in giro semplicemente in cerca di fortuna, meglio di opportunità, le opportunità hanno un che di etico e di equo che rende la cosa più simpatica a vedersi, con catalogo ultimi risparmi e fiducia nel cuore.